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Sull’inutilità dell’Ordine dei Giornalisti
post pubblicato in .., il 4 gennaio 2007


Circa il dibattito in corso sull’opportunità o meno di giungere all’abolizione dell’Ordine dei giornalisti, Ordine che non esiste in quasi tutti i Paesi europei, per non parlare degli Stati Uniti, credo sia importante sottolineare un effetto totalmente paradossale che la sua ingombrante presenza crea, almeno per ciò che riguarda l’elenco pubblicisti. L’aspirante giornalista, infatti, che è spesso un giovane di belle speranze che si affaccia con un po’ di ingenuità nel mondo del lavoro, non ha assolutamente la percezione dell’inutilità di fatto della iscrizione all’Albo e dunque si pone in una sorta di dipendenza psicologica nei confronti di un direttore dal quale si trova a dipendere, perché è proprio tale direttore che dovrà poi rilasciare le dichiarazioni – anche fiscali – che gli permetteranno l’iscrizione.

Da quanto mi risulta, si crea così una condizione ambigua, una specie di Sindrome di Stoccolma in ambito lavorativo, poiché si è in un vincolo di subordinazione pur venendo sottopagati e a volte non venendo pagati affatto, e sono sicuro che ogni operatore dell’informazione che ha fatto davvero la gavetta sappia di cosa parlo.

Personalmente collaboro col mensile Tribuna Stampa – organo d’informazione della FNSI – e so che spesso la redazione è investita delle giuste doglianze di giornalisti che vengono sfruttati in modo indecoroso per l’intera categoria, mobbizzati e soprattutto scarsamente retribuiti (e l’Ordine cosa fa?).

Se l’Albo dei professionisti – cui si accede, come è noto, previo esame – ha una sua effettiva dignità, anche perché presuppone un lavoro presso una redazione e non una semplice collaborazione fissa, che è impegno ben diverso, dopo anni di riflessioni in merito credo di poter affermare senza alcun dubbio che l’Albo dei pubblicisti non serve assolutamente a nulla, se non a mantenere un Ente – l’Ordine, appunto – che non è di reale utilità per quanti devono quotidianamente dimostrare sul campo di saper fare un mestieraccio indispensabile per la democrazia, come opportunamente rimarcato dalla Costituzione di questo Paese che proprio non riesce mai a semplificare un assurdo apparato burocratico del quale l’Ordine dei giornalisti è valido esempio.

Moralis fabulae: aboliamolo e mettiamo chiunque lo meriti in condizione di fare liberamente comunicazione. Sarà il mercato, in piena autonomia, a fare la giusta selezione. Saranno le leggi penali a reprimere gli abusi.

 

 




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Intervento di Franco Abruzzo
post pubblicato in .., il 4 gennaio 2007


Milano, 3 gennaio 2007. Romano Prodi si è occupato più volte del contratto dei giornalisti, che è ancora in alto mare. In una dichiarazione rilasciata all'Ansa (era il 4 dicembre 2006) ha detto: «Non ho mai visto una posizione così dura da parte degli editori... non si tratta di un problema economico ma vogliono proprio incidere sul sistema...». Così Romano Prodi, conversando con i giornalisti sull'aereo che lo riportava a Roma da Atene, ha commentato la complessa vertenza per il rinnovo del contratto dei giornalisti Il premier ha anche fatto un esempio di situazioni «assurde» per quanto riguarda il precariato: «Penso a qualche giovane vostro collega che viene sotto casa mia a Bologna per farmi delle domande e poi prende sette euro per un pezzo... quando parlo di precariato, parlo di queste cose». Il ministro del Lavoro, Cesare Damiano, il 26 dicembr e successivo (fonte: Agi) ha aggiunto: "La Fieg ha fatto fallire i nostri tentativi di mediazione. Ora il Governo passi alla fase delle decisioni".

Il problema dei giornalisti precari si potrebbe risolvere in un solo modo, varando tariffari vincolanti con compensi minimi e ponendo, come avviene in Francia, in capo alle aziende editrici, l'obbligo di versare i contributi direttamente all'Inpgi/2.. Si dirà che con la legge Bersani/Visco i tariffari sono stati aboliti. D'accordo. Ma nessuna decisione è eterna. Il Governo potrebbe pentirsi e respingere i diktat dell'Europa dominata dalle grandi imprese, dalla banche e dalle assicurazioni, che hanno dichiarato guerra, da anni, alle professioni intellettuali. Nessun dirigente del sindacato dei giornalisti ha preso posizione sulle dichiarazioni lacrimevoli di Prodi. Non sarebbe il caso di suggerirgli di riflettere sulle tariffe obbligatorie minime? Damiano dice che il Governo dovrebbe passare alla fase delle decisioni. Sarebbe ora. Frattanto le professioni intellettuali hanno aperto le ostilità con il Governo e chiedono il ripristino delle tariffe obbligatorie o minime. Bisogna ricordare al trio Prodi/Bersani/Visco che i professionisti sono gli organizzatori dei saperi della Nazione. Una politica contro i professionisti (5 milioni di cittadini) non ha futuro!

dr. Franco Abruzzo - Presidente Ordine dei giornalisti Regione Lombardia
(tratto dalla sua newsletter)




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Un interessante dibattito
post pubblicato in .., il 11 dicembre 2006


http://www.chatlatina.net/index.php?option=com_joomlaboard&Itemid=44&func=view&id=1879&catid=4



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Ciao Alberto. Eri molto bravo.
post pubblicato in .., il 9 dicembre 2006


Monza, l'inviato Mediaset aveva 42 anni. Lascia due figli
Era uno dei volti più noti dello sport delle tv italiane

Calcio, addio ad Alberto D'Aguanno
stroncato da un malore nel sonno

Messaggi di cordoglio da tutti i club: "Lo ricordiamo con gli occhi lucidi"

<B>Calcio, addio ad Alberto D'Aguanno<br>stroncato da un malore nel sonno</B>

Alberto D'Aguanno

MILANO - Alberto D'Aguanno, volto noto del
giornalismo sportivo televisivo, inviato di Mediaset Sport, è stato trovato morto nella sua abitazione di Monza. Aveva 42 anni.

Secondo le prime informazioni, D'Aguanno è stato stroncato da un malore che lo ha colto nel sonno. Una morte improvvisa, come quella - ricordano i colleghi - che diversi anni fa aveva colto suo fratello e della quale sembra non avesse avuto alcun segnale premonitore in questi giorni.

Alberto D'Aguanno era solo in casa: la moglie Monica Gasparini, giornalista conduttrice di Studio Aperto su Italia 1, era dai parenti a Brescia con i due figli piccoli, l'ultimo nato circa un mese fa.

D'Aguanno, nato a Roma, era inviato di Mediaset sport sulla Nazionale di calcio e sui principali avvenimenti calcistici. La sua passione per il calcio si esprimeva, tra l'altro, anche in diverse attività a carattere sportivo e benefico, come la nazionale 'Inviati della solidarieta', della quale faceva parte assieme a diversi altri giornalisti.

Grande il cordoglio nel mondo dello sport. L'allenatore della Roma, Luciano Spalletti ha interrotto la conferenza stampa. Messaggi di cordoglio da Milan, Inter e Roma e Fiorentina. "Il Milan lo ricorda con gli occhi lucidi, ripensando ai tanti momenti trascorsi insieme" si legge nel sito della società rossonera. "Uomo indimenticabile per la sua grande sensibilità e professionalità che mancherà molto a tutti quanti noi" dice il presidente viola Andrea Della Valle.

Gradissimo anche il cordoglio dei giornalisti del Tg5: "Con Alberto tutto il giornalismo perde un collega impareggiabile, appassionato e acuto. Noi che abbiamo avuto la fortuna di conoscerlo, di lavorarci insieme, perdiamo soprattutto un carissimo e affettuosissimo amico".

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Ciao Alberto.
Eri bravo, arguto, lucido e preparato. Bell'italiano.

Ti ascoltavo quasi tutti i giorni a Campo Testaccio, su Rete Sport, mentre commentavi i fatti del giorno con David Rossi e Dario Bersani.
Mi avevi sorpreso per la padronanza della lingua.
Cazzo se ne vanno sempre i migliori.

ciao



permalink | inviato da il 9/12/2006 alle 22:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Arriva Velinopoli?
post pubblicato in .., il 29 novembre 2006


Non c'è pace per i giornalisti. Secondo alcune indiscrezioni raccolte da Affari, sembra proprio che sotto Natale, dopo Vallettopoli (costata per il momento la sospensione a Cesara Bonamici e Anna La Rosa), lo scandalo dei servizi segreti, con la sospensione del vicedirettore di Libero Renato "Betulla" Farina, e l'incriminazione di Enrico Deaglio per il film denuncia su presunti brogli fatti dalla CdL durante le ultime elezioni, toccherà a Velinopoli.

Già: sembra proprio che nei palazzi di Giustizia più importanti del Paese si stiano preparando degli affondi niente male. Dossier a colpi di intercettazioni scabrose o molto piccanti? Può darsi: quel che sembra trapelare per il momento è il nome dello scandalo. Velinopoli, appunto. Un vortice di sesso, potere e favori che potrebbe coinvolgere nomi molto noti del giornalismo e pierre di un certo calibro. Per che cosa? Per storie di sesso, corna (alle mogli), e... lavoro? Chissà.

E se questi bravi professionisti, "gente-di-un-certo-livello" fossero andati a letto con qualche velina-letterina-schedina-fanciulla disposta ad essere indulgente pur di ottenere un calendario o una prima pagina? Mah... mistero. Ma il panettone (e lo scandalo) si fanno sempre più vicini. E qualcuno trema. Non proprio di freddo, a Milano.

A chi toccherà lo sputtanamento?




permalink | inviato da il 29/11/2006 alle 14:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Il Fer su libero.it
post pubblicato in .., il 22 novembre 2006


E chi se l'aspettava?
non solo quelli di libero.it leggono il mio blog, ma riportano pure i miei post!

Come direbbe Piccinini: "Incredibile!"

Vedere per credere:

http://liberoblog.libero.it/economia/bl4761.phtml



permalink | inviato da il 22/11/2006 alle 17:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
I dolori del giovane giornalista - di Mario Adinolfi
post pubblicato in .., il 16 novembre 2006


Riporto oggi questo interessante intervento di Mario Adinolfi, col quale ho collaborato ai tempi del mensile Mediajob, da lui fondato e diretto, dove curavo una rubrica fissa dedicata alle occasioni di lavoro nel mondo della comunicazione. Una rubrica fissa retribuita, ci tengo a sottolinearlo, perché grazie a Dio noi giovani abbiamo una concezione più seria del lavoro di giornalista di quanti ci hanno preceduto.

fer

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(nella foto: Mario, con una copia di Media Quotidiano, da lui fondato qualche anno fa)

Oggi voglio parlarvi della mia professione. Non solo e non tanto perché lo scontro tra gli editori e i giornalisti è arrivato allo show down finale (oggi si sciopera, anche se io non ho particolare passione per gli scioperi, ma comunque non devo scrivere la mia rubrica quotidiana perché Europa domani non va in edicola). Più che altro, nel solco delle idee contromano annunciato ieri, mi piacerebbe sfatare qualche luogo comune.

Premessa. Non parlo per me. Io ho il mio bravo contratto giornalistico a tempo indeterminato, in più ho collaborazioni qua e là con cui campo più che decentemente. Sono un "garantito". Però ve lo voglio raccontare questo mestiere del giornalista, in particolare quello del giovane e aspirante giornalista, perché non dimentico il percorso: il febbraio 1989, quando è uscito il mio primo articolo su un quotidiano nazionale, provocandomi una gioia paragonabile a pochissime altre gioie, ma avevo diciassette anni, capitemi; il settembre 1991 quando è arrivato il tesserino dell'iscrizione a quell'Ordine che oggi vorrei abolire; l'agosto 1993 in cui, presentando un curriculum e riuscendo a fare un'intervista impossibile, ottenni un fantastico posto da "abusivo" in un importante quotidiano; l'ottobre 1996 in cui, dopo trentotto mesi consecutivi senza contratto senza mai un giorno di ferie o di malattia, senza un festivo pagato e dopo averli lavorati tutti ma proprio tutti, un direttore arrogante mi accusò di essere arrogante e mentre ero sul sagrato della chiesa dove avevo appena battezzato mia figlia di un mese, mi telefonò per licenziarmi per motivi politici; il settembre 1997, quando dopo una causa violentissima ottenni da quell'editore una valanga di quattrini e il titolo di giornalista professionista; i due anni successivi in cui, pur avendo vinto il premio Ilaria Alpi per il miglior voto all'esame di abilitazione professionale, l'aver fatto causa all'editore e l'essere dunque bollato come rompicoglioni mi costrinse a saltabeccare tra i contratti di collaborazione e il sussidio di disoccupazione, con moglie e figlioletta a carico. Poi, più luce.

La situazione oggi è questa. Ci sono 17.000 giornalisti "garantiti" dal contratto nazionale di lavoro giornalistico, tra questi 2.000 vengono definiti "tiddì", hanno dunque il contratto a tempo determinato (la spada di Damocle per loro, insomma, pende ancora). Poi ci sono 22.000 iscritti alla "gestione separata" del nostro istituto di previdenza, cioè sono in tutto e per tutto precari. Guadagnano in media settemila euro. Al mese? No, all'anno. Poi c'è l'esercito, centinaia di migliaia di persone, che non sono iscritte all'Ordine e dunque non sono rilevate dall'istituto di previdenza, che vorrebbero fare il giornalista, collaboricchiano con le redazioni, studiano scienze della comunicazione e così via. Per loro, il futuro è nero.

Gli editori puntano su questa massa, che lavora anche gratis, per portare avanti il loro business. Ovviamente, una massa di sfruttati e di "abusivi" privi di contratto è estremamente e facilmente ricattabile. Questo genera i meccanismi di
giornalismo totalmente embedded (che i "garantiti" mettono in atto perché sanno di essere sostituibilissimi dalla marea montante), che attualmente ha reso fiancheggiatrice e sostanzialmente ignobile l'intera informazione italiana.

Per i giornalisti alzare la testa è necessario, per salvare i giornalisti che verranno, non solo attraverso i meccanismi contrattuali. C'è bisogno di un sussulto di dignità, di dire una serie di no, di cominciare a fare resistenza. La battaglia è decisiva e riguarda la democrazia in questo paese, non i soldi che possiamo metterci in tasca. Se, come giornalisti, riusciremo a rendercene conto e a comunicare dunque meglio (paradossale, no?) le ragioni di uno scontro, trarremo qualcosa di realmente utile da questo braccio di ferro. Altrimenti sarà la solita vertenza, prima o poi si chiuderà, ma il dramma di un giornalismo inutile diventerà la tragedia definitiva di un giornalismo servo.

E allora, davvero, ci resterà solo la salvezza del fare blog.

MARIO ADINOLFI

(ascoltiamolo in radio la sera ore 23 su Radio Città Futura, trasmissione "Domani è tardi" e la mattina alle 9 con Daniele Capezzone in "Settanta in due")

Mundial. Con CD Audio

e questa è la copertina di "Mundial", uno dei libri di Mario




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Foto di amiche 1: Amalia Tagliaferri
post pubblicato in .., il 11 novembre 2006






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Speciale NIPPON
post pubblicato in .., il 3 novembre 2006


NipponicaNIPPONICA 2006
Riparte il viaggio alla scoperta del pianeta Giappone: conferenze, mostre e appuntamenti gastronomici per lasciarsi ammaliare dal fascino dell'Oriente (Bologna e altre sedi, 23 settembre-14 dicembre 2006).





che spettacolo!!!



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ri-appropriamoci di noi stessi
post pubblicato in .., il 25 ottobre 2006


"Chi conquista gli altri è potente.
Chi conquista se stesso è invincibile."

(massima della filosofia orientale)

E insomma Socrate col suo CONOSCI TE STESSO ha fatto scuola



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Come può essere sopravvissuto?
post pubblicato in .., il 20 ottobre 2006


http://video.libero.it/app/play/index.html?id=9a2e0f66596646d12119149c93dfe677



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Le verità pericolose di Anna
post pubblicato in .., il 12 ottobre 2006


Ecco le immagini su cui lavorava
la giornalista uccisa a Mosca


Torture in Cecenia, ad opera delle forze filorusse. Un atroce dialogo fra due soldati. Le fotografie pubblicate dal giornale di Anna Politkovskaja, a corredo della bozza del suo ultimo articolo / FOTO



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nobel per la verità a Anna Politkovskaya
post pubblicato in .., il 8 ottobre 2006


ASSEGNO IL PREMIO NOBEL PER LA VERITA' A ANNA POLITKOVSKAYA
e ricordo che giornalisti come lei non muoiono mai. Sono anime di cui la verità si serve per emergere, e non sono giornalisti che si servono della verità, come accade ai mortalissimi finti professionisti che ci circondano e che vespeggiano in prima
serata.
In quanto esseri immortali, la verità passa attraverso di loro toccando ogni angolo del pianeta. Il terrorismo di Stato non si illuda di insabbiare la verità. Prima o poi si saprà. Grazie Anna, grazie agli immortali 56 giornalisti il cui corpo è stato annullato nel 2006, ma le cui parole e il cui coraggio restano per sempre.

http://www.repubblica.it/2006/10/sezioni/esteri/giornalista-russa-uccisa/giornalista-russa-uccisa/giornalista-russa-uccisa.html


(Rosa Manauzzi)

Mi associo. Dire la verità ha sempre un prezzo.




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Il Video del libro
post pubblicato in .., il 6 ottobre 2006


Video-intervista

www.nonleggere.it/default.asp?content=%2Fnarrativa%2Frosso1%2Ffernando%5Fbassoli%5Ftesto%2Fschedatesto%2Easp

un vero scoooooooop...



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Pierino contro tutti
post pubblicato in .., il 6 ottobre 2006


http://video.libero.it/app/play/index.html?id=dba39ec6943b859a4527b6e4aee9d001



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Sgarbi vs Mussolini
post pubblicato in .., il 6 ottobre 2006


http://video.libero.it/app/play/index.html?id=b75ce2b672e7292b9833a224665bccf5



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Speciale giornalismo
post pubblicato in .., il 30 settembre 2006


 

Sull’inutilità dell’Ordine dei Giornalisti

 

 

Circa il dibattito in corso sull’opportunità o meno di giungere all’abolizione dell’Ordine dei giornalisti, Ordine che non esiste in quasi tutti i Paesi europei, per non parlare degli Stati Uniti, credo sia importante sottolineare un effetto totalmente paradossale che la sua ingombrante presenza crea, almeno per ciò che riguarda l’elenco pubblicisti.

L’aspirante giornalista, infatti, che è spesso un giovane di belle speranze che si affaccia con un po’ di ingenuità nel mondo del lavoro, non ha assolutamente la percezione dell’inutilità di fatto della iscrizione all’Albo e dunque si pone in una sorta di dipendenza psicologica nei confronti di un direttore dal quale si trova a dipendere, perché è proprio tale direttore che dovrà poi rilasciare le dichiarazioni – anche fiscali – che gli permetteranno l’iscrizione.

Da quanto mi risulta, si crea così una condizione ambigua, una specie di Sindrome di Stoccolma in ambito lavorativo, poiché si è in un vincolo di subordinazione pur venendo sottopagati e a volte non venendo pagati affatto, e sono sicuro che ogni operatore dell’informazione che ha fatto davvero la gavetta sappia di cosa parlo.

Personalmente collaboro col mensile Tribuna Stampa – organo d’informazione della FNSI – e so che spesso la redazione è investita delle giuste doglianze di giornalisti che vengono sfruttati in modo indecoroso per l’intera categoria, mobbizzati e soprattutto scarsamente retribuiti (e l’Ordine cosa fa?).

Se l’Albo dei professionisti – cui si accede, come è noto, previo esame – ha una sua effettiva dignità, anche perché presuppone un lavoro presso una redazione e non una semplice collaborazione fissa, che è impegno ben diverso, dopo anni di riflessioni in merito credo di poter affermare senza alcun dubbio che l’Albo dei pubblicisti non serve assolutamente a nulla, se non a mantenere un Ente – l’Ordine, appunto – che non è di reale utilità per quanti devono quotidianamente dimostrare sul campo di saper fare un mestieraccio indispensabile per la democrazia, come opportunamente rimarcato dalla Costituzione di questo Paese che proprio non riesce mai a semplificare un assurdo apparato burocratico del quale l’Ordine dei giornalisti è valido esempio.

Moralis fabulae: aboliamolo e mettiamo chiunque lo meriti in condizione di fare liberamente comunicazione. Sarà il mercato, in piena autonomia, a fare la giusta selezione. Saranno le leggi penali a reprimere gli abusi.

 

 

 




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Il Fer recensito da RockStar!
post pubblicato in .., il 6 aprile 2006


Il mio libro è stato recensito sul noto mensile RockStar di aprile a pag. 110.

La bella recensione è di Francesca Molari

Grazie!

Lo trovate in tutte le edicole d'Italia

RockStar è la rivista di musica dove scriveva un certo Pier Vittorio Tondelli...



permalink | inviato da il 6/4/2006 alle 18:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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