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La triste vicenda di Barletta e la rabbia delle donne
post pubblicato in Diario, il 6 ottobre 2011


 

“Attenzione, i meridionali a volte lavorano in condizioni bestiali. A Barletta quelle giovani donne lavoravano in nero per 3,95 euro l’ora. E’ lo specchio di un’economia arretrata, fragile, di un’Italia che fatica e produce come può”. Lo ha detto oggi Giorgio Napolitano, parlando a Biella.

Già, Barletta. Poi dicono che la gente del sud non ha voglia di lavorare o che si affida alla Mafia per campare, come se davvero metà del Paese fosse simile a bestseller senza mezze misure, che finiscono per raccontare solo metà della luna, non rendendo giustizia ai lavoratori che lottano ogni giorno con le unghie e con i denti per cercare di costruirsi un oggi, se non proprio un domani…

LA PAROLA ALLE DONNE - Abbiamo ricevuto da Simona Trabucco un Comunicato da “UDI nazionale” che vi riportiamo integralmente, al fine di introdurre utili spunti di riflessione:

Operaie  morte a Barletta: un comunicato non basta

“Se ci guardiamo indietro, se ripensiamo alle battaglie dell’UDI e del movimento di emancipazione, vediamo quanto coraggio, quanto pensiero politico abbiamo speso per definire nel tempo i diritti e i doveri della lavoratrice e della lavoratrice madre.

Ci chiediamo che fine abbiano fatto quelle leggi e quelle regole per le quali abbiamo lottato per tanti anni, per combattere il lavoro nero, lo sfruttamento del lavoro a domicilio, il caporalato.

E  mentre ci apprestiamo ad una Anteprima Congresso tutta dedicata al lavoro nella convinzione che le donne sono cambiate ed è cambiato il lavoro,  la tragedia di Barletta ci restituisce una realtà che annienta. Realtà che accomuna donne italiane, del Sud e tante immigrate.  Come immaginare un orizzonte altro, se la politica è miope e vive alla giornata?

Come possiamo pensare di cambiare e ammodernare un paese quando prevale l’illegalità? Oggi il problema non è più conquistare questa o quella legge, il problema è  avere una classe dirigente responsabile e all’altezza dei suoi compiti.

Noi lavoreremo per questo. Cercheremo il confronto e lo scambio con le altre donne.  Ci mobiliteremo con la sapienza e l’intelligenza politica che deriva dalla nostra lunga storia per sollecitare le azioni politiche opportune.

Noi non ci sostituiamo ai partiti, ma possiamo ricordare loro che costituiamo  più della metà dell’elettorato e che devono fare i conti con le istanze - così dicevamo una volta -  delle donne.

A breve faremo sapere l’iniziativa politica che intendiamo avviare a Barletta in concomitanza dell’Anteprima del nostro XV Congresso che si terrà a Bologna il 15 ottobre e che, non a caso, si chiama: LIBERE DI LAVORARE”

L’URGENZA DI NUOVE ELEZIONI - Le donne italiane, insomma, non possono certo restare indifferenti a quanto accaduto, a queste vite umiliate e offese, violentate dall’indifferenza di chi nulla fece per prevenire il crollo della palazzina, a una vicenda di gravità inaudita per la quale la stampa ha speso tutti gli aggettivi possibili. Il tutto mentre mister Silvio Berlusconi dispensa battute da osteria in Parlamento, dicendo che la gente vorrebbe ribattezzare il PdL “Forza Gnocca”. Battute che farebbero ridere, se non facessero piangere.

Per la legge del contrappasso è auspicabile che a questo punto siano proprio le donne elettrici a dare la spallata definitiva a un governo che si sta mostrando sostanzialmente impotente, perfino quando si tratta di fronteggiare problemi primari come impegnarsi, di concerto coi sindacati, perché i lavoratori e le lavoratrici siano messi nelle condizioni di essere prestatori d’opera e non schiavi del terzo millennio costretti a vendersi per pochi Euro, nemmeno fossero prostitute.

L’augurio è che una nuova classe dirigente possa resettare questo triste e inutile ventennio e tentare di ricostruire qualcosa di buono sulle macerie lasciate da una generazione di amministratori che, nel tempo, ha dimostrato di non meritare i voti presi grazie ai soliti proclami all’insegna del “Promettere con costa nulla”. Perché di fronte a fatti come la morte delle operaie sfruttate di Barletta viene davvero da pensare che stiamo diventando un Paese da terzo mondo.


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permalink | inviato da fernandobassoli il 6/10/2011 alle 14:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
Berlusconi fuori dai coglioni
post pubblicato in Diario, il 15 febbraio 2011


 

Oggi mia madre, anziana e ultimamente un po’ disinformata, perché stanca del teatrino della politica made in Italy, mi ha chiesto “Ma cosa ci faceva, con tutte queste donne, Berlusconi?”. Ci ho pensato un po’ e mi sono vergognato di rispondere. Perché mica puoi parlare a cuor leggero di certe cose, con tua madre. E ho toccato con mano la durezza e lo squallore di una realtà assolutamente negativa, sulla quale resta ben poco da aggiungere. Perché se noi abbiamo fiducia nell’operato della Magistratura, com’è doveroso che sia, sappiamo anche che i procedimenti penali sono regolati da una logica ben precisa, non nascono certo dai deliri di onnipotenza di qualche toga in cerca di gloria, come qualcuno lascia intendere.

Il giudizio immediato per Berlusconi, ad esempio, fissato per mercoledì 6 aprile 2011, viene disposto quando la prova della colpevolezza appare evidente e dunque si può addirittura saltare a pie’ pari la fase strategica dell’udienza preliminare prevista nel rito ordinario. Ma tutto questo non importa. Il rispetto delle regole ci impone comunque di non essere forcaioli o giustizialisti: prima di sputare sentenze è necessario aspettare una condanna definitiva e fino a quel giorno la nostra Costituzione ci impone di presumere la non colpevolezza dell’imputato, sia esso il Presidente del Consiglio o un criminale incallito e recidivo. Questo prevede la democrazia. Questo prevede lo Stato di Diritto. Perché davanti alla Legge, quella con la elle maiuscola, siamo tutti uguali. Non simili, ma uguali.

UNA LENTA INVOLUZIONE – C’è chi invoca le elezioni (Bersani), chi manifesta lo sdegno della Chiesa (Bagnasco) e solo Dio sa i fiumi di inchiostro che scorreranno sui giornali del mondo intero, per tentare di indovinare quale sarà la linea difensiva di avvocati che ci hanno abituati, negli anni, a fare i conti con la loro abilità. Lo scrivente vuole però soffermarsi su un altro aspetto dell’intera questione: quello sociologico. Se analizziamo quello che il berlusconismo, inteso come fenomeno sociale e politico, ha rappresentato per l’Italia e i suoi costumi negli ultimi 15 anni, ci dobbiamo sorprendere a manifestare una certa riconoscenza per l’attuale Premier. Può sembrare paradossale, ma proprio lui, con tutti gli eccessi e le megalomanie che caratterizzano il personaggio, ci ha costretti a focalizzare, meglio di chiunque altro, l’attuale sfacelo etico-culturale degli italiani, uno sfascio che è sotto gli occhi di tutti, a fare i conti col nostro disagio esistenziale, coi nostri vizietti di peccatori impenitenti che credono di risolvere tutto andando a Messa la domenica.

Negli ultimi tempi abbiamo fatto dei passi indietro clamorosi e forse è venuto il momento di prenderne coscienza, di capire che l’involuzione è un problema sottovalutato. Questa società (“basata sull’illegalità”, come osservato di recente dal criminologo Francesco Bruno) ha eletto, con la colpevole mediazione dei massmedia, come modelli di riferimento delle entità stereotipate, spesso amorali, che hanno effetti devastanti sull’equilibrio valoriale dei giovani.

Oggi un professore di qualsiasi materia è visto come un povero sfigato o al massimo un rompiscatole. E non importa quanto è colto o quanto capace di insegnare…

I ragazzi sognano di strappare il contratto miliardario da calciatore professionista al Milan di turno, e cominciano a farlo a 10 anni, mentre le ragazze passano la giovinezza nei beauty-center e nelle palestre per essere strabelle e tentare così la carta del provino vincente nel magico mondo dello spettacolo, senza minimamente capire che esso spesso non dà quel che promette (in merito, ascoltate “Perfetta per me” di Edoardo Bennato, fa davvero riflettere). All’università, che dovrebbe essere la cattedrale del sapere, si va già consapevoli della svalutazione del famoso pezzo di carta che una volta apriva molte porte, dell’inutilità della lotta politica, della complessiva mancanza di senso che porta molti a cambiare strada a metà del cammino, senza conseguire il diploma di laurea.

Il mondo del lavoro (rigorosamente a termine) è una folle giostra che si regge su equilibri improbabili e indubitabili scambi di favore noti già ai latini (“Do ut des”) a dimostrazione del fatto che i mali di questo popolo vengono, ahinoi, da molto lontano.

Quello che sembra davvero interessare tutti, ma proprio tutti, sono i soldini, ormai desiderati a prescindere dalle reali esigenze di vita, come fossero davvero il medicamento di ogni ferita e la panacea che muta l’ignorante insensibile e magari delinquente in una rispettabile persona-cittadino ricca di talenti infiniti che lo faranno Santo. E l’immagine della madre di famiglia china sul tavolino di un bar a grattare l’ultimo biglietto delle centomila fabbriche dei sogni esistenti è davvero l’affresco di un’epoca in cui c’è chi muore di fame e chi compra perfino singoli gratta e vinci da… 20 Euro.

I SOLDI NON FANNO LA FELICITA’ – Le conseguenze negative di un fenomeno di per sé grave: il consumismo che già Pasolini attaccava, sono oggi accentuate da una sorta di fase successiva. Non ci si contenta più di essere tutti uguali (nelle apparenze). No, non basta più: adesso si vuole essere qualcuno, primeggiare, strafare, salire su un piedistallo, qualunque esso sia. Non importa essere politici, cantanti, nani o ballerine. Non c’è differenza tra lo stare in tv o in radio o sui giornali, il gioco è esserci, sempre e comunque e ovunque. Farsi vedere. Perché solo l’onnipresenza porta consensi che alla lunga si trasformano in potere. E dunque in denaro. Il guaio è che con la filosofia del “Pecunia non olet” si sa dove si comincia, ma non dove si va a finire. Perché è come precipitare in un baratro che si fa vortice e trascina sempre più in basso, come proprio le note vicende dei presunti festini parrebbe confermare. “Siamo un popolo arretrato.” commentava stasera mio padre, sinceramente deluso dopo una vita di duro lavoro. Ma sbaglia, a mio parere le cose non stanno così. Piuttosto siamo viziati, più o meno tutti: non ci basta mai quello che abbiamo e che a volte neanche meriteremmo. Pretendiamo il lusso, la vita comoda, fare sfoggio di vestiti all’ultima moda e/o macchine superpotenti. Ci piace il sesso, mai come oggi. Un sesso mordi e fuggi, un sesso da bestie, spesso totalmente senza amore. E forse anche il web ha giocato un ruolo negativo in questo senso, perché non si può nascondere che stanno crescendo intere generazioni malate di voyeurismo, a causa della facilità estrema di accesso a certe immagini estreme. Una volta, diceva il mio benzinaio di fiducia, “per vedere una donna nuda te la dovevi sposare”. Oggi basta un clic. Così tutto sembra facile, a portata di mano. Basta pagare, nell’epoca del Bunga Bunga. Il problema è che ragionando in questi termini, cioè ragionando male, le persone diventano oggetti, anzi prodotti da usare, consumare e buttare via per sostituirli con prodotti ancora più nuovi, quasi fossero detersivi, che non soddisferanno davvero l’esigenza più naturale di ciascuno di noi: essere veramente amati.

Posso solo augurarmi che il dibattito in corso sul cosiddetto Rubygate si riveli utile a mettere a fuoco il degrado sentimentale, la bassezza morale, la corruttibilità delle persone che caratterizzano questi tempi bui che ci lasciano sempre più sconcertati.

Battuta o verità?
post pubblicato in Diario, il 1 agosto 2010


 
"Berlusconi si lamenta che tutti i giudici sono di sinistra, che la stampa è di sinistra... ma se fosse di sinistra anche il Pd cosa farebbe?".

(Roberto Benigni)
Speciale vacanze
post pubblicato in Diario, il 22 luglio 2010


 
Vacanze 2010: per Federalberghi il 46% degli italiani resta a casa.
Per Berlusconi, tutto bene.
Considerazioni politiche
post pubblicato in Diario, il 4 luglio 2010


 
Il fascismo resta sempre e comunque una dittatura e come tale, almeno in astratto, va condannata.
Ma questa di oggi è vera democrazia? Ho molti dubbi.
Sono altresì assolutamente d'accordo con quanti sostengono che l'italiano medio è fascista, magari negandolo anche a sé stesso, anche perché ha avuto genitori o nonni fascisti o educati da educatori fascisti (per mia nonna materna, Mussolini e dio erano la stessa persona, ma anche Almirante e dio), e i voti che vanno a Berlusconi lo confermano.
L'italiano medio ancora sogna il superuomo che nessuno può essere, il semidio con la bacchetta magica che dia casa, lavoro e terre e magari pure la felicità che non esiste a tutti. Mentre l'italiano sogna, la disoccupazione aumenta.

Torniamo a votare ed anche presto
post pubblicato in Diario, il 3 luglio 2010


 
Berlusconi: "A Napolitano darò solo un contentino."
Peccato che Napolitano sia il garante della Costituzione.
Il caldo evidentemente dà alla testa.

Elezioni subito senza se e senza boh
Note politiche in progress. Il tramonto dell'epoca berluscontremontiana
post pubblicato in Diario, il 21 giugno 2010


 
Da tempo sostengo che la città e il Paese hanno bisogno di una svolta politica (non ci vuole Einstein per capirlo), ma nell'attuale confusione, col debito pubblico che galoppa, non mi risulta agevole individuare personaggi al di sopra di ogni sospetto, coi requisiti necessari, né a destra né a sinistra.

Credo comunque che il governo Berlusconi abbia fatto il suo tempo: va avanti per inerzia, oggi si parla addirittura di condono edilizio, pensa un po' che trovata geniale... Di certo non ha risolto i problemi dell'Italia.

Per tornare alle vicende della mia città (commissariata), al caso Latina, già il fatto che da una decina di anni la ho scherzosamente ribattezzata Latrina dice tutto su come la penso.

Serve un reset. Facce nuove, aria pulita. Avanti i giovani, le donne.

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