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Libri - Il sogno del filologo - di Bjorn Larsson
post pubblicato in Diario, il 9 marzo 2011


 

Svedese, classe 1953, Bjorn Larsson insegna all’Università di Lund. Ha debuttato nella narrativa nell’ormai lontano 1980, ma ha raggiunto un certo successo solo nel 2000, grazie all’opera “Il cerchio celtico”. Nel racconto, breve ma intenso, “Il sogno del filologo” narra la vicenda di Knut Stenlund (alter ego dell’autore, pare di capire) il quale, dopo avere dedicato l’intera esistenza allo studio di una materia, a un certo punto della sua avventura umana prende coscienza (ma forse trattasi di mera paranoia da superlavoro) che l’importanza della Filologia è destinata a venire significativamente ridimensionata dal mutare di tempi di cinico materialismo, sempre più insensibili alla cultura. Lui, che conosceva a fondo i segreti della fonetica del francese antico, non riesce più a motivare i suoi studenti, a convincerli che quella scienza che permette – ad esempio – di leggere in lingua originale un’opera come la “Canzone di Rolando” possa avere un futuro, un’applicazione in concreto che ripaghi i tanti sacrifici. Il signore degli anelli non sarebbe mai stato scritto se persone come lui non avessero riscoperto testi quali i romanzi di Chrétien de Troyes, spiega Stenlund.

Il personaggio di Larsson è chiaramente un fanatico, un irriducibile convinto che la Filologia sia il piedistallo di riferimento dell’intera organizzazione sociale postmoderna, una sorta di riuscita caricatura di certi “baroni” rinchiusi nel loro comodo castello di privilegi ben retribuiti che tutti conosciamo, ma anche un uomo maledettamente convinto di essere solo (“Nessuno lo ascoltava gridare nel deserto che lo circondava”). La trama, l’idea alla base di questo racconto è più brillante di ciò che può sembrare a prima vista, per come viene poi sviluppata, ma la sensazione del recensore è che la magia del racconto perda non poco nella traduzione italiana, vista una certa povertà espressiva altrimenti inspiegabile (ad esempio, si consideri questa frase piena di ripetizioni: “… chiese la donna guardandolo come nessuna donna lo aveva mai guardato prima, in realtà come nessuno lo aveva mai guardato prima”) anche se va aggiunto che l’essenzialità del linguaggio è un tratto saliente di tutti i prosatori nordici, molto lontani dalle pirotecniche affabulazioni di certi fortunati autori sudamericani. La vicenda ha poi un epilogo imprevisto e paradossale, che rivela il talento di Larsson, con Stenlund impegnato in una ricerca documentale davvero fuori dall’ordinario che lo porta a comprendere che, a volte, il significato più profondo e autentico dello studio non sta tanto nel risultato finale conseguito, più o meno positivo, ma nella ricerca medesima e nella tensione ideale che la ispira. Perché chi trova smette di cercare. Una chiave di lettura pirandelliana, dunque, arricchita dall’immancabile storia d’amore che aggiunge sale alla storia.

Il sogno del filologo, Bjorn Larsson, Illystories

Fernando Bassoli

Berlusconi fuori dai coglioni
post pubblicato in Diario, il 15 febbraio 2011


 

Oggi mia madre, anziana e ultimamente un po’ disinformata, perché stanca del teatrino della politica made in Italy, mi ha chiesto “Ma cosa ci faceva, con tutte queste donne, Berlusconi?”. Ci ho pensato un po’ e mi sono vergognato di rispondere. Perché mica puoi parlare a cuor leggero di certe cose, con tua madre. E ho toccato con mano la durezza e lo squallore di una realtà assolutamente negativa, sulla quale resta ben poco da aggiungere. Perché se noi abbiamo fiducia nell’operato della Magistratura, com’è doveroso che sia, sappiamo anche che i procedimenti penali sono regolati da una logica ben precisa, non nascono certo dai deliri di onnipotenza di qualche toga in cerca di gloria, come qualcuno lascia intendere.

Il giudizio immediato per Berlusconi, ad esempio, fissato per mercoledì 6 aprile 2011, viene disposto quando la prova della colpevolezza appare evidente e dunque si può addirittura saltare a pie’ pari la fase strategica dell’udienza preliminare prevista nel rito ordinario. Ma tutto questo non importa. Il rispetto delle regole ci impone comunque di non essere forcaioli o giustizialisti: prima di sputare sentenze è necessario aspettare una condanna definitiva e fino a quel giorno la nostra Costituzione ci impone di presumere la non colpevolezza dell’imputato, sia esso il Presidente del Consiglio o un criminale incallito e recidivo. Questo prevede la democrazia. Questo prevede lo Stato di Diritto. Perché davanti alla Legge, quella con la elle maiuscola, siamo tutti uguali. Non simili, ma uguali.

UNA LENTA INVOLUZIONE – C’è chi invoca le elezioni (Bersani), chi manifesta lo sdegno della Chiesa (Bagnasco) e solo Dio sa i fiumi di inchiostro che scorreranno sui giornali del mondo intero, per tentare di indovinare quale sarà la linea difensiva di avvocati che ci hanno abituati, negli anni, a fare i conti con la loro abilità. Lo scrivente vuole però soffermarsi su un altro aspetto dell’intera questione: quello sociologico. Se analizziamo quello che il berlusconismo, inteso come fenomeno sociale e politico, ha rappresentato per l’Italia e i suoi costumi negli ultimi 15 anni, ci dobbiamo sorprendere a manifestare una certa riconoscenza per l’attuale Premier. Può sembrare paradossale, ma proprio lui, con tutti gli eccessi e le megalomanie che caratterizzano il personaggio, ci ha costretti a focalizzare, meglio di chiunque altro, l’attuale sfacelo etico-culturale degli italiani, uno sfascio che è sotto gli occhi di tutti, a fare i conti col nostro disagio esistenziale, coi nostri vizietti di peccatori impenitenti che credono di risolvere tutto andando a Messa la domenica.

Negli ultimi tempi abbiamo fatto dei passi indietro clamorosi e forse è venuto il momento di prenderne coscienza, di capire che l’involuzione è un problema sottovalutato. Questa società (“basata sull’illegalità”, come osservato di recente dal criminologo Francesco Bruno) ha eletto, con la colpevole mediazione dei massmedia, come modelli di riferimento delle entità stereotipate, spesso amorali, che hanno effetti devastanti sull’equilibrio valoriale dei giovani.

Oggi un professore di qualsiasi materia è visto come un povero sfigato o al massimo un rompiscatole. E non importa quanto è colto o quanto capace di insegnare…

I ragazzi sognano di strappare il contratto miliardario da calciatore professionista al Milan di turno, e cominciano a farlo a 10 anni, mentre le ragazze passano la giovinezza nei beauty-center e nelle palestre per essere strabelle e tentare così la carta del provino vincente nel magico mondo dello spettacolo, senza minimamente capire che esso spesso non dà quel che promette (in merito, ascoltate “Perfetta per me” di Edoardo Bennato, fa davvero riflettere). All’università, che dovrebbe essere la cattedrale del sapere, si va già consapevoli della svalutazione del famoso pezzo di carta che una volta apriva molte porte, dell’inutilità della lotta politica, della complessiva mancanza di senso che porta molti a cambiare strada a metà del cammino, senza conseguire il diploma di laurea.

Il mondo del lavoro (rigorosamente a termine) è una folle giostra che si regge su equilibri improbabili e indubitabili scambi di favore noti già ai latini (“Do ut des”) a dimostrazione del fatto che i mali di questo popolo vengono, ahinoi, da molto lontano.

Quello che sembra davvero interessare tutti, ma proprio tutti, sono i soldini, ormai desiderati a prescindere dalle reali esigenze di vita, come fossero davvero il medicamento di ogni ferita e la panacea che muta l’ignorante insensibile e magari delinquente in una rispettabile persona-cittadino ricca di talenti infiniti che lo faranno Santo. E l’immagine della madre di famiglia china sul tavolino di un bar a grattare l’ultimo biglietto delle centomila fabbriche dei sogni esistenti è davvero l’affresco di un’epoca in cui c’è chi muore di fame e chi compra perfino singoli gratta e vinci da… 20 Euro.

I SOLDI NON FANNO LA FELICITA’ – Le conseguenze negative di un fenomeno di per sé grave: il consumismo che già Pasolini attaccava, sono oggi accentuate da una sorta di fase successiva. Non ci si contenta più di essere tutti uguali (nelle apparenze). No, non basta più: adesso si vuole essere qualcuno, primeggiare, strafare, salire su un piedistallo, qualunque esso sia. Non importa essere politici, cantanti, nani o ballerine. Non c’è differenza tra lo stare in tv o in radio o sui giornali, il gioco è esserci, sempre e comunque e ovunque. Farsi vedere. Perché solo l’onnipresenza porta consensi che alla lunga si trasformano in potere. E dunque in denaro. Il guaio è che con la filosofia del “Pecunia non olet” si sa dove si comincia, ma non dove si va a finire. Perché è come precipitare in un baratro che si fa vortice e trascina sempre più in basso, come proprio le note vicende dei presunti festini parrebbe confermare. “Siamo un popolo arretrato.” commentava stasera mio padre, sinceramente deluso dopo una vita di duro lavoro. Ma sbaglia, a mio parere le cose non stanno così. Piuttosto siamo viziati, più o meno tutti: non ci basta mai quello che abbiamo e che a volte neanche meriteremmo. Pretendiamo il lusso, la vita comoda, fare sfoggio di vestiti all’ultima moda e/o macchine superpotenti. Ci piace il sesso, mai come oggi. Un sesso mordi e fuggi, un sesso da bestie, spesso totalmente senza amore. E forse anche il web ha giocato un ruolo negativo in questo senso, perché non si può nascondere che stanno crescendo intere generazioni malate di voyeurismo, a causa della facilità estrema di accesso a certe immagini estreme. Una volta, diceva il mio benzinaio di fiducia, “per vedere una donna nuda te la dovevi sposare”. Oggi basta un clic. Così tutto sembra facile, a portata di mano. Basta pagare, nell’epoca del Bunga Bunga. Il problema è che ragionando in questi termini, cioè ragionando male, le persone diventano oggetti, anzi prodotti da usare, consumare e buttare via per sostituirli con prodotti ancora più nuovi, quasi fossero detersivi, che non soddisferanno davvero l’esigenza più naturale di ciascuno di noi: essere veramente amati.

Posso solo augurarmi che il dibattito in corso sul cosiddetto Rubygate si riveli utile a mettere a fuoco il degrado sentimentale, la bassezza morale, la corruttibilità delle persone che caratterizzano questi tempi bui che ci lasciano sempre più sconcertati.

Salvare Sakineh
post pubblicato in Diario, il 3 settembre 2010


 
Domenica la Roma scenderà in campo a Cagliari con una fascia verde per solidarietà con SAKINEH, martire e simbolo della dignità della donna.


        
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