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La mafia a Latina: un'emergenza nazionale
post pubblicato in Diario, il 29 luglio 2011


 
http://www.latina24ore.it/latina/26703/nuovo-allarme-di-legambiente-mafia-a-latina-caso-nazionale

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permalink | inviato da fernandobassoli il 29/7/2011 alle 20:32 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
In difesa di Francesco Totti, core de Roma
post pubblicato in Diario, il 29 luglio 2011


 
 


Chiunque mastichi un po’ di calcio sa benissimo che, quando parliamo di Francesco Totti, parliamo di uno dei più forti giocatori della storia del calcio italiano. Piedi di velluto, testa dura e forte personalità, Totti aveva tutto in partenza per diventare un numero 1. La sua bravura è stata quella di riuscire a realizzarsi, classico profeta in patria, in una piazza, Roma, caratterizzata da notevoli sbalzi di umore, sia da parte di una tifoseria passionale come poche altre, sia da parte di una stampa locale che monitora squadra e singoli elementi per 24 ore su 24 e non perdona davvero nulla. Tutto ciò premesso, l’uscita di Franco Baldini, direttore generale in pectore della nuova Roma made in Usa, che sta prendendo forma e sostanza in questa strana estate 2011, è suonata come una nota stonata. Le sue osservazioni hanno fatto discutere. I suoi rilievi sullo storico Capitano di mille battaglie hanno fatto strabuzzare gli occhi ai (molti) lettori di quotidiani sportivi che, magari comodamente seduti sotto un ombrellone, sfogliavano i giornali per saperne di più sulle complesse vicende legate all’acquisizione definitiva della società da parte di Tom DiBenedetto & soci, oppure sul rivoluzionario modulo di gioco luisenriquiano, un probabile 4-3-3 con difesa altissima alla Zeman, costante possesso palla frutto di una ragnatela di passaggi che, nelle intenzioni, dovrebbe demolire il centrocampo degli avversari di turno, e un Totti utilizzato alla Messi, in perfetto Barcellona style...

 

LA DIFESA DI ILARY – Lady Totti ha sentito il bisogno di prendere una posizione chiara (“Dire che mio marito è pigro suona come un insulto.”) mentre il fenomeno di Porta Metronia è rimasto intelligentemente in silenzio, come il saggio cinese che si mette sulla riva del fiume ad aspettare il passaggio dei cadaveri dei nemici, nella consapevolezza che è solo questione di tempo per vederli arrivare. Ma sul tema della sua presunta pigrizia è tornato il giornalista Giancarlo Dotto, che, in un raffinato intervento sul Corriere dello Sport di giovedì 28 luglio, mette in discussione il senso stesso della parola pigrizia, offrendone un'interpretazione paradossale. L’animale pigro, sostiene Dotto, è il più maestoso che ci sia. E prende ad esempio il leone: “Schifosamente pigro, un vero fannullone (chissà cosa ne penserà Brunetta… - ndc), ma quando si tratta di azzannare, azzanna”.

 

PERCHE'? - Ci si chiede cosa un professionista esperto come Baldini possa rimproverare a Totti, ci si domanda cosa possa averlo infastidito. Forse il fatto che presta spesso e volentieri il suo volto a spot pubblicitari di successo? Lo fanno tutti gli atleti, di ogni disciplina, qual è il problema? Non credo proprio che dedicare qualche ora alla registrazione di questi video possa incidere negativamente sul rendimento e sulla concentrazione del campione. Altrimenti cosa dovremmo dire dei giocatori che trascorrono le notti in discoteca fino all’alba? Cosa dovremmo dire di quelli che cambiano allegramente una donna al mese?

 

TOTTI, UNA BANDIERA DELLA ROMA - Nei fatti, chi conosce bene il carattere di Totti intuisce che c’è rimasto male. Lui è uno orgoglioso. E come tutte le persone orgogliose è anche un po’ permaloso. Piace ai romani e ai romanisti anche per questo, per la sua umanità e la sua conseguente vulnerabilità. Totti è un patrimonio della città eterna, uno che a fine carriera meriterebbe davvero un monumento, anche per le molte iniziative benefiche, delle quali lui stesso vuole si parli poco, ma resta sempre, in senso positivo, un uomo del popolo, autentico, che del popolo ha conservato qualche eccesso e qualche difetto. Quando Baldini dice, se davvero lo ha detto, che “Deve liberarsi della sua pigrizia…” dovrebbe ricordarsi che il giorno stesso del grave infortunio patito all’Olimpico contro l’Empoli (era l’epoca di mister Spalletti), nel letto d’ospedale, con una gamba spezzata, al Presidente Franco Sensi, che gli diceva che doveva essere operato, Francesco Totti rispose, tra l'incredulo e il seccato: “Ma domenica c’è il derby!”. Alla faccia della pigrizia. Come recita il messaggio principale che appare sulla home del sito ufficiale del Capitano, “The king of Rome is not dead”.
 

di  Fernando  Bassoli

da Agoravox.it





Paolo Roberto Falcao, altro fenomeno della storia della AS Roma. Lo chiamavano Il Divino
Il Paese dei giocatori compulsivi
post pubblicato in Diario, il 27 luglio 2011


 

(Cezanne)

Nell’ultimo mese oltre tre milioni di navigatori italiani sono andati nei motori di ricerca per digitare la parola giochi online e sfidare la sorte. Provando a riscrivere il copione della propria esistenza. Un milione di questi, più nel dettaglio, cercava i casinò, novità degli ultimi tempi, che si collocano nell’ambito di un mercato evidentemente sempre più diversificato, per soddisfare le crescenti aspettative dei giocatori. Un segno dei tempi di vacche magre che stiamo faticosamente attraversando, anche per la chiara non capacità di un’intera classe politica di inventare-proporre qualcosa di nuovo e più costruttivo per dare una mano alla popolazione a ritrovare sé stessa. 

QUALCHE DATO - Secondo quanto riporta NetBetCasino.it la passione per i giochi sta crescendo notevolmente. Va detto che ce ne eravamo accorti da soli. A Roma si preferisce il blackjack (34% delle preferenze), a Milano predomina la roulette (col 39%). A Napoli tirano di più le classiche slotmachine (43%) facili da usare e altrettanto facilmente reperibili. Dopo l’avvento del Superenalotto, coi suoi jackpot fantamiliardari, gli italiani sono cambiati profondamente, diventando un popolo di scommettitori più o meno responsabili. La matematica non è un’opinione e i numeri dicono che l’industria del gioco, nel periodo che va dal 2003 al 2010, ha raccolto qualcosa come 309 miliardi di Euro. Una cifra pazzesca e soprattutto sorprendente. In un modo o nell’altro si direbbe proprio che ci hanno provato tutti, a cambiare il proprio destino, dal giovane studente squattrinato all’anziana pensionata. O trattasi anche di puro vizietto da gente sola? 

IL PERICOLO – Gli scettici parlano però di autentica emergenza sociale, con tutte le controindicazioni del caso, vedi il sorgere della classica dipendenza psicologica e della tendenza all’indebitamento, pur di sostenere i flussi di liquidità da sperperare nel quotidiano obolo da versare al demone del gioco. Un demone che parrebbe colluso con uno Stato che ha rotto ogni indugio e si è affidato a questo anomalo mezzo di finanziamento a carico dei cittadini… Chiunque frequenti bar e ricevitorie conosce la natura compulsiva e i suoi meccanismi più elementari (la curiosità iniziale, la voglia di rifarsi, la voglia di rischiare, il conseguente circolo vizioso) alla base di tale nevrosi, che andrebbe studiata dai medici competenti, anche e soprattutto per individuare possibili terapie di disintossicazione atte a curare soggetti che forse sono molto soli, oltre che, spesso, in una situazione di oggettiva difficoltà economica. A chi non è capitato di notare persone di ogni età giocare con le slot-machine, cambiando banconote da 20-50 euro come se nulla fosse? A chi non è successo di vedere persone comprare dei biglietti di “Gratta e vinci” uno dietro l’altro e, dopo l’esultanza per una piccola vincita, spendere tutto in altri giochi? Sono gli stessi che, se donano denaro per qualche nobile causa, lo fanno di mala voglia… È fin troppo facile prevedere che questa forma di follia collettiva è destinata ad aumentare ogni giorno di più, anche a causa della scarsa informazione al riguardo.

IL NOCCIOLO DELLA QUESTIONE - I giocatori perdono il senso del limite, e, con esso, il senso del pericolo: spendono 100 Euro, magari ne vincono 25, ma sono contenti perché pensano che se giocano ancora potrebbero vincerne 100.000. E così spendono anche i 25 vinti. E non si fermano più. Certo, c’è anche qualcuno che ha davvero cambiato la sua vita spendendo pochi euro, non voglio negarlo. Ma è solo l’eccezione che conferma una regola che vuole (quasi) tutti inesorabilmente perdenti, perché è bello sognare, ma la realtà è tutta un’altra cosa. La vita reale, quotidiana, significa lavorare per guadagnarsi la pagnotta, come previsto dalla nostra Costituzione. Già, ma gli italiani conoscono la Costituzione della Repubblica?


fer, da Agoravox.it 

 

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permalink | inviato da fernandobassoli il 27/7/2011 alle 16:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Le folli elucubrazioni di Breivik e le discutibili esternazioni di Borghezio. La Lega chiede scusa
post pubblicato in Diario, il 27 luglio 2011


 

A volte mi domando come viene visto all’estero questo nostro claudicante Paese. Alla politica mediatica “mirata” a fare scalpore (casino?) dei leghisti, fin dai tempi del primo Bossi, quello del “Roma Ladrona!” che era comunque meglio dell’edizione successiva, quella celoduristica, stentiamo noi stessi italiani – e sottolineo italiani - ad abituarci. Ma a pensarci bene vuol dire che siamo tutti un po’ scemi: giornalisti di professione, come semplici cittadini lettori ed elettori. Forse non dovremmo fare altro che ignorarli e non dargli la visibilità che ostinatamente inseguono, bucando il video in ogni modo possibile. Questi simpatici personaggi la sparano sempre grossa, perché sanno di attirare l’attenzione delle masse e di conquistare così sistematicamente le prime pagine dei giornali (tutto questo, alla resa dei conti, si trasforma in consensi e quindi voti). Perché è del tutto evidente che nel tentativo di analisi dell’azione criminale, folle e cinicamente premeditata di un mostro di nome Anders Behring Breivik – passerà tristemente alla storia - non c’è davvero nulla da salvare, anche a mettersi d'impegno. La strage di Oslo è un’azione di guerra, qualcosa di più di un atto terroristico, roba che fa vacillare perfino le decennali convinzioni degli oppositori della pena di morte, quale io comunque resto.

La tragedia - Ci ragioni su per ore e ti aggrappi al diritto-dovere del perdono che la nostra religione ci insegna, giustamente direi, e cerchi pure conferma nei principi generali del codice penale, ma poi succede che, sfogliando i giornali, ti capitano in mano le foto delle vittime della carneficina. Erano giovani, con una vita davanti, belli, pieni di vita e sogni da realizzare. Pensi che un killer che sembra uscito da un film dell’orrore li ha strappati al sole di questa terra e non ti resta che porti domande che mai ti eri posto prima. Quelle foto. Sono la Spoon River del Duemila, ma non c’è niente di romantico o affascinante in questo. Ogni volto lascia intuire una storia bruscamente interrotta dopo pochi capitoli. Li guardi e li immagini a scuola, in palestra, allo stadio. Li immagini in discoteca. A fare l'amore. E invece sono morti. Questo scomodissimo personaggio che qualcuno si sforza di interpretare (vero Borghezio?) sarà verosimilmente incriminato addirittura per crimini contro l’umanità, un capo d’imputazione che si commenta da solo, e i suoi stessi legali affermano che si tratta di un malato di mente. Come si può ragionevolmente pensare di strumentalizzarne i deliri, i disegni criminosi più efferati e fuori dalla grazia di Dio?

La difesa di Borghezio -Spiace sentir qualificare come farneticazioni le stesse idee forti, sulla realtà del pericolo islamista che, ovviamente al netto della violenza e più che mai di quella contro persone innocenti come le vittime della strage di Oslo, per fare un solo straordinario esempio, che persone coraggiose e lungimiranti come Oriana Fallaci hanno espresso con grande chiarezza”. Lo ha detto Mario Borghezio, respingendo le pesanti, inevitabili, critiche del mondo politico sulle sue affermazioni circa le stragi dell’altro giorno in Norvegia. Non era davvero questo il momento, per mille e una ragione, di rispolverare la retorica populista dello straniero visto, anzi: imposto, come nemico da tenere lontano da frontiere che… non del resto ci sono più. E a cosa può servire aggrapparsi alle opinabili idee dell’ultimo Fallaci-pensiero, se non a cercare degli alibi a buon mercato?

La debolezza cronica dei governanti - Il punto è che il mondo è cambiato, ma c’è chi non se ne è accorto. Forse è cambiato male, certo troppo in fretta, ma proprio la clamorosa crisi finanziaria di un Moloch come gli Stati Uniti ci dice, in queste ore, che tutto è in fieri, in discussione, e deve quindi essere guardato con occhio nuovo. Perché questi mutamenti sono solo l’inizio, a mio parere, di ben più profonde trasformazioni sociali ed economiche che sono state determinate per un terzo dalla globalizzazione, inarrestabile, per un terzo da una criminalità organizzata sempre più ricca e potente, per il rimanente terzo da una generazione di politici incerti e a volte ridicoli, che sembrano senza più idee né certezze. Canne al vento, avrebbe scritto la Deledda. Solo un ricambio generazionale della classe politica internazionale potrà aprire nuove strade verso il progresso, che molto spesso consiste semplicemente nell’operare con la classica diligenza del buon padre di famiglia.

Le inevitabili scuse – A conferma delle elementari argomentazioni da me proposte in questo pezzo, alcune ore dopo le dichiarazioni borgheziane sono arrivate le doverose scuse del partito di appartenenza, attraverso questo significativo comunicato: “La Lega Nord chiede ufficialmente scusa alla Norvegia, già così duramente colpita dai folli attentati di venerdì scorso, e soprattutto ai familiari delle vittime, per le terribili e inqualificabili considerazioni espresse a titolo personale dall’on. Mario Borghezio, considerazioni che ho già definito come farneticazioni e che ribadisco essere tali”. Lo ha affermato il Ministro per la Semplificazione Normativa e Coordinatore delle Segreterie Nazionali della Lega Nord, Roberto Calderoli. Parole di buon senso. Ma anche scene di un film già troppe volte visto. Non si può sempre ritrattare, rettificare, minimizzare e scusarsi. Bisognerebbe piuttosto assicurarsi che la lingua sia collegata al cervello, prima di dare aria alla bocca e lanciare pesanti pietre a destra e manca, che offendono i vivi e perfino la memoria e la dignità di chi non c’è più. Ma temo che nel variopinto circo della politica italiana questo sia chiedere troppo. Urgono nuove elezioni, non ci si può sempre nascondere dietro a un dito. Solo nuove elezioni possono portare, a questo punto, a qualcosa di nuovo...


Fer, da Agoravox.it
Grecia alla frutta
post pubblicato in Diario, il 21 luglio 2011


Qualcuno deve avere il coraggio di dire che l'Europa non è stata affatto il giardino felice che ci avevano dipinto. C'erano Paesi superindebitati e superincasinati che probabilmente non avevano le carte in regola e sono stati di fatto un palla al piede per gli altri. Purtroppo tra questi ci siamo anche noi. Che ancora stiamo pagando l'errore - clamoroso - di valutazione del cambio Lira vs Euro.


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permalink | inviato da fernandobassoli il 21/7/2011 alle 13:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Tutto corre, azz azz
post pubblicato in Diario, il 21 luglio 2011


La capacità dei Media di triturare tutto, quasi senza lasciare residui, se non ricordi vaghi, sfumati, mi lascia sempre più stupefatto. La guerra civile libica sembra già parte di un passato scomodo e remoto. Del resto show must go on: questa è la regola numero 1 dei nostri tempi, non resta che adeguarsi. Il problema è che così si relativizza tutto e nulla ha più davvero un senso.



permalink | inviato da fernandobassoli il 21/7/2011 alle 13:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Rita Borsellino: “Vogliamo tutta la verità sulla morte di mio fratello!”
post pubblicato in Diario, il 17 luglio 2011




Forse il giudice Paolo Borsellino sapeva che le sue parole sarebbero rimaste nella storia (o forse no), quando ebbe a dire “Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore solo una volta”. Non tutti i morti sono però uguali. E duole notare che in Italia lo sappiamo bene. Troppi gli interrogativi ancora aperti relativamente alla strage di via D’Amelio… Perché ci sono morti che fanno più rumore di altri e dunque, in un certo senso, non muoiono mai.

 

DATECI LA VERITA’ - “Non ci bastano più coriandoli di verità. La vogliamo sapere tutta.” dice oggi Rita Borsellino, sorella del giudice che venne assassinato il 19 luglio di ben 19 anni fa. Chiede cioè di andare fino in fondo nelle indagini, di capire davvero cosa successe e perché e per volontà di chi, scavando nelle macerie della nostra storia senza lasciarsi stordire dall’odore del sangue, che a volte serve anche per confondere le idee. Intervenuta alla presentazione delle iniziative per l’anniversario dell’eccidio, l’europarlamentare ha gettato benzina sul fuoco, aggiungendo che “E’ evidente che ci sono state reticenze anche istituzionali”. Una puntualizzazione che si commenta da sola. Ripetiamo: reticenze anche istituzionali. Accuse gravi, pesanti, ma di cosa dobbiamo stupirci, noi che seguiamo la cronaca 24 ore su 24? Non c’è nulla di nuovo sotto il sole, nel Paese dei misteri e dei segreti venduti a peso d’oro. Mi pare già gravissimo essere ancora a caccia di risposte chiare a distanza di 19 anni, che ai giorni nostri sono un’eternità, tanto è frenetica l’evoluzione della società. Pensate per un attimo a cosa eravamo nel 1992 e cosa siamo oggi, nell’anno 2011. E’ un altro mondo. Eppure sul caso Borsellino è rimasta la nebbia del dubbio, di un legittimo sospetto, per usare un’espressione oggi di moda.

 

IN BREVE - Nel 1963 Borsellino (Palermo, 19 gennaio 1940Palermo, 19 luglio 1992) partecipò, dottore in Legge, al concorso statale per entrare in magistratura. Si classificò al venticinquesimo posto sui 171 disponibili, diventando così il più giovane magistrato d’Italia. Iniziò quindi il tirocinio come uditore giudiziario e lo concluse nel 1965, assegnato al tribunale di Enna. Nel 1967 fu nominato Pretore a Mazara del Vallo. Nel 1969 svolse la medesima funzione a Monreale. E proprio qui ebbe modo di conoscere per la prima volta, da vicino, il nascente sistema di potere dei corleonesi e di sondarne i meccanismi. Da lì cominciò l’importante carriera che tutti conosciamo, una carriera spezzata sul più bello, che avrebbe certamente prodotto altri grandi risultati contro la criminalità organizzata. Che certo avrebbero potuto “dare fastidio” a qualcuno. Ma a chi, di preciso? Già, perché il Male non è un concetto astratto, a questo mondo, ma ha nomi, cognomi e indirizzi.

L’INTERVISTA - Due mesi prima della fine, Borsellino rilasciò un’intervista ai giornalisti di Canal+ Jean Pierre Moscardo e Fabrizio Calvi. Era il 21 maggio 1992).“All’inizio degli anni Settanta Cosa Nostra cominciò a diventare un’impresa anch’essa. Un’impresa nel senso che attraverso l’inserimento sempre più notevole, che a un certo punto diventò addirittura monopolistico, nel traffico di sostanze stupefacenti, Cosa Nostra cominciò a gestire una massa enorme di capitali. Una massa enorme di capitali dei quali, naturalmente, cercò lo sbocco. Cercò lo sbocco perché questi capitali in parte venivano esportati o depositati all’estero e allora così si spiega la vicinanza fra elementi di Cosa Nostra e certi finanzieri che si occupavano di questi movimenti di capitali, contestualmente Cosa Nostra cominciò a porsi il problema e ad effettuare investimenti. Naturalmente, per questa ragione, cominciò a seguire una via parallela e talvolta tangenziale all’industria operante anche nel Nord o a inserirsi in modo di poter utilizzare le capacità, quelle capacità imprenditoriali, al fine di far fruttificare questi capitali dei quali si erano trovati in possesso.”

 

L’ATTENTATO - Il già citato 19 luglio 1992 è una data rimasta – ahinoi – nella storia d’Italia, tra le pagine più nere. Dopo aver pranzato a Villagrazia (Palermo) con moglie e figli, il magistrato si recò, accompagnato dalla scorta che lo tutelava, in via D’Amelio, la strada dove viveva sua madre. Sotto la casa della donna, però, sostava una Fiat 126. All’interno stavano 100 kg di tritolo. L’auto fu fatta esplodere proprio al passaggio del giudice, uccidendo lui e i cinque agenti di scorta, che si chiamavano Emanuela Loi (prima donna della Polizia caduta in servizio), Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. L’unico sopravvissuto fu Antonino Vullo: rimase ferito mentre era impegnato a parcheggiare uno dei veicoli della scorta. Da sottolineare che, pochi giorni prima,  nel corso di un’intervista televisiva con Lamberto Sposini, Borsellino si era definito un “condannato a morte”. Sapeva infatti di essere da tempo nel mirino di Cosa Nostra.

 

FU DAVVERO UNA STRAGE DI MAFIA? - Intervistato da Gianni Minà, anni dopo Antonino Caponnetto ricordò che “Paolo aveva chiesto alla Questura – già venti giorni prima dell’attentato – di disporre la rimozione dei veicoli nella zona antistante l’abitazione della madre. Ma la domanda era rimasta inevasa. Ancora oggi aspetto di sapere chi fosse il funzionario responsabile della sicurezza di Paolo, se si sia proceduto disciplinarmente nei suoi confronti e con quali conseguenze”. Oggi è lecito domandarsi: “Perché l’autorevole voce di Borsellino non fu ascoltata? Possibile che la sua richiesta fu intesa come non ragionevole?”. Ovviamente non è semplice dare una risposta: i grandi gialli italiani non si risolvono facilmente, ma richiedono tempo, pazienza, fortuna. E soprattutto prove certe. Eppure c’è chi sembra essersi fatto un’opinione assai precisa. Salvatore Borsellino, il fratello, avanza l’ipotesi della cosiddetta strage di Stato, senza troppi giri di parole: “Perché quello che è stato fatto è proprio cercare di fare passare l’assassinio di Paolo e di quei ragazzi che sono morti in via D’Amelio come una strage di mafia. [...] Hanno messo in galera un po’ di persone – tra l’altro condannate per altri motivi e per altre stragi – e in questa maniera ritengono di avere messo una pietra tombale sull’argomento. Devo dire che purtroppo una buona parte dell’opinione pubblica, cioè quella parte che assume le proprie informazioni semplicemente dai canali di massa – televisione e giornali – è caduta in questa chiamiamola “trappola” [...] Quello che noi invece cerchiamo in tutti i modi di far capire alla gente [...] è che questa è una strage di stato, nient’altro che una strage di stato. E vogliamo far capire anche che esiste un disegno ben preciso che non fa andare avanti certe indagini, non fa andare avanti questi processi, che mira a coprire di oblio agli occhi dell’opinione pubblica questa verità, una verità tragica perché mina i fondamenti di questa nostra repubblica. Oggi questa nostra seconda repubblica è una diretta conseguenza delle stragi del 1992”. E su quest’ultima frase è necessario meditare. Ognuno può farlo da sé, avendo davanti agli occhi cosa è diventato questo Paese.       






(Fernando Bassoli - da Reset Italia - www.reset-italia.net)




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Le carceri italiane oggi: viaggio nella vergogna
post pubblicato in Diario, il 16 luglio 2011


La lettera aperta delle associazioni Magistratura Democratica, Ristretti Orizzonti, Antigone e Coordinamento nazionale dei Garanti dei detenuti parla chiaro. Esse “avvertono la necessità di fare appello alla coscienza di ogni parlamentare, per affrontare i drammatici problemi che affliggono ogni giorno il cosiddetto pianeta carcere e, in particolare, la condizione dei detenuti. Sono anni che le questioni attinenti l’ambito penitenziario non vengono inserite tra le priorità dell’agenda politica nazionale (complice una crisi economico-finanziaria epocale – ndc). Ciò accade in una democrazia avanzata, che annovera tra i valori primari della sua Carta Costituzionale il principio secondo cui le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.

1. E’ un appello che vuole essere anche una denuncia. Intendiamo denunciare come la dimensione della quotidianità del carcere sia ormai drammaticamente distante dalla prospettiva indicata nella Carta costituzionale. Ancora una volta i dati al riguardo sono estremamente eloquenti. Il carcere è un pianeta in cui, secondo la capienza regolamentare, potrebbero essere ospitate 45.551 persone e nel quale, il 31 maggio 2011, erano invece costrette a convivere 67.174 persone, con una elevatissima presenza di soggetti tossicodipendenti (pari nel 2010 al 24,42%). E’ un “pianeta” in cui le persone si suicidano molto più spesso che nel mondo dei liberi (a seconda delle stime: da sette a venti volte più spesso). E’ un “pianeta” in cui manca il personale necessario a realizzare percorsi di inclusione e reinserimento; manca il personale necessario per garantire il trattamento rieducativo in una cornice di sicurezza; manca il personale necessario ad assicurare il primario diritto alla salute. Le condizioni delle carceri in Italia sono talmente inaccettabili chela Corte Europea per i diritti Umani, in occasione della sentenza 16 luglio 2009, nel noto caso Sulejmanovic vs Italia, le ha espressamente dichiarate illegali. Tutto accade nella pressoché totale disattenzione dei media e quindi dell’opinione pubblica, salvo ridestarsi nel periodo estivo, quando i palinsesti del circuito della comunicazione offrono un po’ più di spazio e quando, con maggiore urgenza, si percepisce la drammaticità dei problemi, magari in corrispondenza dell’eterna emergenza sovraffollamento.

2. La situazione è urgentissima e bisogna intervenire subito. Basta coi proclami sterili e propagandistici. La dignità dei carcerati non può attendere l’ennesimo piano carceri, le promesse sempre reiterate e mai mantenute, la costruzione di nuovi edifici per la detenzione. L’imputato viene condannato alla detenzione, non al degrado. Il diritto di vivere come “esseri umani” deve essere garantito ora anche negli istituti penitenziari.

3. Sarebbero auspicabili riforme di sistema. Come da tempo segnalano le voci più autorevoli del settore, provenienti dall’Accademia e dalle libere professioni, un legislatore responsabile dovrebbe affrontare alcuni nodi cruciali: la depenalizzazione di molti reati e il drastico intervento su alcune leggi che producono carcere in misura maggiore (si pensi, ad esempio, alle norme in materia di stupefacenti), il rafforzamento degli strumenti sanzionatori alternativi alla pena detentiva, il superamento di un approccio complessivo nella legislazione che appare ispirato ad una logica meramente securitaria. Occorrerebbe dare corpo ad un valore costituzionale di alta civiltà secondo cui la pena ha anche una funzione rieducativa. Tanto più che il tasso di ricaduta nel reato per coloro che hanno scontato pene in regimi alternativi alla detenzione in carcere è marcatamente inferiore rispetto a quanti hanno scontato tutta la pena in carcere.

4. Interventi importanti possono adottarsi con urgenza e a costo zero. Per avere carceri più umane, in attesa di riforme di sistema, ci rivolgiamo a chi ha assunto responsabilità parlamentari, sottoponendogli la necessità di:

a) prevedere l’ampliamento delle possibilità di accesso alle misure alternative, in particolare superando le presunzioni legali di pericolosità sociale (poste tra le altre dalle numerose norme sulla recidiva e dall’art. 58 quater ord. pen.) e riconsegnando alla magistratura di sorveglianza la responsabilità di valutare – caso per caso e senza automatismi spesso ingiusti – se un condannato possa scontare la pena attraverso percorsi alternativi al carcere;

b) prevedere, per i reati che non siano espressione di particolare allarme sociale ed in concreto sanzionabili con pene non elevate, che gli autori vengano messi in carcere (in caso di rigetto delle richieste di misure alternative alla detenzione) soltanto se negli istituti vi siano posti disponibili rispetto alla capienza regolamentare o quantomeno tollerabile;

c) rendere permanente la previsione legislativa di esecuzione presso il domicilio delle pene detentive non superiori ad un anno (ad oggi fissata dalla legge n. 199/2010 sino al 31.12.2013, con previsione temporanea… in attesa del piano carceri);

d) adeguare gli organici della magistratura di sorveglianza, oggi incapace di rispondere tempestivamente alla domanda di giustizia, rafforzandone anche i poteri di vigilanza e la capacità di incidere effettivamente sulle situazioni di violazione dei diritti delle persone detenute.

5. Gli investimenti indilazionabili

La legge penitenziaria italiana è una delle migliori sul piano europeo. Ma quanto delineato dai testi normativi è smentito dalle applicazioni sul campo.

I rapidissimi ritocchi normativi suggeriti dovrebbero essere affiancati da ulteriori iniziative, necessarie a garantire che la pena sia effettivamente votata a finalità di recupero del condannato alla società e ponga le condizioni affinché il reo, uscito dal carcere, non ricada nel delitto.

Ci limitiamo a segnalarne alcuni, ed in particolare l’adeguamento:

a)      degli organici del personale addetto agli Uffici Esecuzione Penale Esterna;

b)      degli organici del personale educativo e sanitario all’interno delle Case circondariali;

c)      degli organici del Corpo di Polizia penitenziaria;

d)      delle strutture carcerarie, in modo tale da garantire da un lato la separazione, pur prevista dalla legge e rarissimamente attuata nei nostri istituti penitenziari, tra detenuti in custodia cautelare e detenuti condannati con sentenza definitiva; e dall’altro lato la creazione di strutture specifiche e funzionali alle peculiari esigenze di particolari categorie di reclusi, come le detenute madri e i tossicodipendenti.

L’appello che rivolgiamo alla Politica risponde a un interesse diffuso della collettività.

Il rispetto della dignità delle persone detenute misura la civiltà di un Paese.

Un carcere che funziona attraverso la praticabilità di percorsi di reinserimento realmente assistiti e progettati, può restituire alla società persone che più difficilmente commetteranno altri reati.

Un carcere a misura d’uomo rappresenta la migliore declinazione di quella richiesta di legalità che giunge dalla società e che si rivolge anche alle istituzioni; una richiesta che, come operatori, ci sentiamo in dovere di formulare pubblicamente”.

(Magistratura Democratica – Associazione Antigone – Ristretti Orizzonti – Coordinamento nazionale dei Garanti dei detenuti).

 

LA VOCE DEI DETENUTI – Ma passiamo ad alcuni dati che non necessitano di commenti. Come sappiamo, repetita iuvant, la nostra Costituzione prevede che “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. Per tradurre in realtà il dettato costituzionale, nel 2010 si è investito in media, per ciascun detenuto, 3,95 Euro al giorno per i pasti, 3,5 Euro al mese per le attività scolastiche, culturali, ricreative e sportive, 2,6 Euro al mese per l’assistenza psicologica e il trattamento della personalità. Briciole! Integro questi freddi numeri con alcune testimonianze da brivido, che trovate riportate dalla rivista Acqua & sapone di luglio 2011, nell’ottimo pezzo di Francesco Buda: “In 9 passiamo 22 ore al giorno in una cella di 15 mq. Non possiamo lavarci.” (Eugenio, Thari, Marco, Filippo e Vito dal carcere di Bari); “Qui fa pure freddo, non perché i termosifoni non vengono accesi, ma perché nelle celle proprio non ci sono… Siamo costretti a fare i bisogni davanti agli altri compagni di cella.” (Mirko e Cristian dal Regina Coeli di Roma). “L’igiene qui è sconosciuta e molti di noi hanno la scabbia e pure la rogna.” (Giulio, Enrico, Piero dall’Ucciardone di Palermo); “Molte di noi stanno male, ma la regola è che solo chi ha i soldi ha le medicine. In 6 dentro una celletta, viviamo in costante stato di paura.” (Stefania, Anna e Laura dal carcere di Benevento). Sarà tutto vero? Verificare non è semplice, ma il nostro sgomento resta di fronte a queste denunce disperate. Un altro esempio: il carcere di Foggia dovrebbe contenere 403 detenuti: ce ne sono 725.

 

IL CASO LAZIO - Continuano a crescere i detenuti nelle carceri del Lazio. Al 3 maggio i reclusi nelle 14 carceri della Regione erano 6.550, ben 2.222 in più rispetto ai posti disponibili. I dati sono stati diffusi dal Garante dei detenuti del Lazio Angiolo Marroni secondo cui, «nonostante gli ultimi provvedimenti legislativi, fra cui anche la legge svuota-carceri, che avrebbe dovuto sgravare gli istituti di tutta Italia di oltre 8.000 reclusi, il trend non sembra invertirsi, anzi i reclusi continuano a crescere in maniera impressionante. Lo scorso mese di aprile, nella Regione Lazio è stata sfondata per la prima volta quota 6.500 presenze e, in poco più di quattro mesi, dall’inizio dell’anno ad oggi, i detenuti anziché diminuire, sono aumentati di 173 unità, con tutte le conseguenze che questo implica». Una delle situazioni più drammatiche è proprio quella di Latina, la città dove vivo, dove i detenuti dovrebbero essere in totale 86 e sono invece il doppio: 166. I problemi maggiori delle carceri sono legati alla cronica carenza del personale di polizia penitenziaria, ai tagli al budget che hanno messo in difficoltà anche la gestione ordinaria degli istituti e, soprattutto, come già detto, al sovraffollamento.

 

UN RACCONTO - Al drammatico problema della difficile sopravvivenza in carcere ho dedicato un racconto, dall’emblematico titolo “Fine pena: mai” che potete ascoltare qui: http://www.youtube.com/watch?v=b4TEWsR-Dqo. Lo ho scritto per sensibilizzare la pubblica opinione, per aprire gli occhi e scuotere le coscienze addormentate degli  italiani. Storditi da anni di ignobili reality, abbiamo perso di vista la realtà e i suoi veri problemi. Abbiamo perso di vista l’uomo, le sue esigenze, i suoi diritti più elementari. Abbiamo smesso di indignarci. E questi sono i risultati…

(fer)

da Reset Italia

www.reset-italia.net




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La monnezza@ Napoli
post pubblicato in Diario, il 14 luglio 2011


 
http://www.reset-italia.net/2011/07/14/napoli-emergenza-rifiuti-spazzatura/



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Pensionati sul piede di guerra.
post pubblicato in Diario, il 13 luglio 2011



Manovra 2011: tagliano le pensioni - mettono i ticket sulla salute - tassano i piccoli risparmi. Venerdì 15 luglio ore 10 Roma, Senato - Piazza Navona pensionati tutti in piazza per protestare contro questo governo!

(CGIL - SPI, Sindacato Pensionati italiani)



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Un'estate al mare di Latina
post pubblicato in Diario, il 12 luglio 2011


 
Sulla ciclabile Latina - Mare si può incontrare: ciclisti più o meno amatoriali, gente che corre, gente che cammina, gente che cerca di dimagrire in qualche modo, bici con cani al seguito, pattinatori, extracomunitari che portano cocomeri, topi, politici che fanno jogging, persone che parlano al cellulare qualsiasi cosa stiano facendo. Lo stress di un anno difficile si legge sul volto di ciascuno. Latina è piena come mai l'avevo vista in questo periodo. E meno male che abbiamo il mare... sennò sarebbe veramente dura.



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Scorie sui binari d'Italia
post pubblicato in Diario, il 12 luglio 2011


 

"Per dodici volte all'anno, lungo le ferrovie del Piemonte, viaggiano i treni carichi di scorie nucleari dirette a Le Hague, in Francia. Portano i materiali dello smantellamento della centrale di Trino Vercellese. Viaggiano col buio e la popolazione, in genere, non viene avvertita. La cosa ha suscitato la protesta degli ambientalisti e dei ferrovieri francesi che ritengono questi viaggi pericolosi." da repubblica.it

Eccola qua, la realtà delle scorie nucleari in Italia... Altro che deserto... le scorie da noi viaggiano in treno... sigh... poi dice che uno ha paura del nucleare.




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L'estate 2011 dell'Italia in crisi
post pubblicato in Diario, il 11 luglio 2011


 

http://www.reset-italia.net/2011/07/11/vacanze-crisi-adoc/

by Fer



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L'Italietta e il posto di lavoro che non c'è più
post pubblicato in Diario, il 10 luglio 2011




sigh sigh sigh


http://www.reset-italia.net/20?11/07/10/l%e2%80%99italia-e-il?-miraggio-del-posto-di-lavoro%?e2%80%a6che-non-c%e2%80%99e-pi?u/


by Fer



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Speciale energia, di Francesca Lulleri
post pubblicato in Diario, il 4 luglio 2011


 Uno dei pochi vantaggi che avremmo nel favorire le centrali nucleari sarebbe quello di non dipendere più dal Medio Oriente per il petrolio (che è il vero motivo-vantaggio a cui ambisce chi ci propone di costruirle).
Però noi non produciamo uranio, dunque anche non avendo più la schiavitù petrolifera dipenderemmo sempre dall'estero... (mi spiegate che differenza ci sarebbe in termini economici e logistici?).
C'è da dire anche che l'uranio non emette nell'atmosfera l'anidride carbonica (un altro aspetto positivo quindi, dato che purtroppo abbiamo il problema dell'effetto serra) mentre come tutti sappiamo i combustibili fossili ne emettono grandi quantità.

Adesso parliamo di costi effettivi e di durata dei reattori (qualità-prezzo insomma). Innanzitutto i costi di costruzione vengono sempre di gran lunga superati dal costo dello smaltimento dei rifiuti radioattivi, perché come sotto l'effetto di un morbo contagiosissimo tutti gli oggetti esposti alle radiazioni ne assorbono la radioattività, diventano a loro volta - quindi (e non c'è scampo)- delle scorie radioattive. Tutti sappiamo (spero) che queste scorie devono essere stoccate per molte migliaia di anni per far decadere il loro livello di radioattività. (migliaia di anni... avete capito? Non 10-20 anni... che sarebbe già tantissimo. Ma voi non le vedete, non ne percepite gli effetti. Quindi questo per voi non è un problema da quanto mi pare di capire).
Al giorno d'oggi nessuna tecnologia è in grado di distruggerle (ci crediamo tanto evoluti, ma forse non lo siamo poi così tanto): ci sono studi recenti che sembrano dimostrare la possibilità di riutilizzare alcune scorie per produrre nuova energia e di essere smaltite in poche decine d'anni, ma il tutto oggi rimane ancora infattibile.

Ah, ho letto da qualche parte che oggi i reattori hanno una durata media di una ventina d'anni... poi vengono smantellati (ce ne sono al mondo attivi 439).

Un esempio oggettivo per farvi capire:
La centrale Yankee Rowe (Massachussets), chiusa nel 1991, fu costruita nel 1960 a un costo di 186 milioni di dollari; lo smantellamento completo prevede (non è stato ancora completamente terminato) una spesa di 370 milioni di dollari, quasi il doppio di quanto speso per costruirla. La sua durata è stata di 31 anni. (Mi sfugge qualcosa... dov'è il tanto citato risparmio in termini economici?)

Dunque? Eticamente parlando barattereste davvero il nostro pianeta per un po' di energia in più?


Francesca Lulleri

www.francescalulleri.ilcannocchiale.it




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Grande teatro a Latina
post pubblicato in Diario, il 2 luglio 2011


 

Sabato 9 luglio 2011 Teatro Moderno di Latina

Il teatro greco racconta di figure femminili memorabili.
Medea, Antigone, Fedra, Elettra, Cassandra, Elena, Clitennestra.

Già i greci antichi si interrogavano sulla disparità tra il ruolo pubblico delle donne, che era ridottissimo, e l'importanza dei personaggi femminili nei loro testi letterari.
Se nell'Atene di età storica le donne erano giuridicamente e politicamente marginali, nella letteratura che parlava di Micene e di Troia, di Corinto e di Tebe, le donne “contavano”; scatenavano guerre, sfidavano i sovrani, si ribellavano alle leggi scritte in nome di quelle non scritte.
Le polarità del comportamento femminile esplorate nel teatro classico mettevano in scena inquietudini fortissime, che le letterature moderne hanno ripreso soprattutto nei tempi più vicini a noi.

La passione, il dolore femminile, diventa un modello per il dolore e la passione degli uomini senza distinzioni di sesso.
La donna, che per la cultura platonica rappresentava un esempio negativo perchè emotivamente fragile, nel teatro tragico, diventa per l’uomo, un mondo da esplorare, un modo per conoscere stati emotivi che gli sono naturalmente preclusi.

La lente d’ingrandimento attraverso cui vengono presentate queste mitiche figure femminili, è il tema dell’eros, inteso come incapacità umana di controllare ragionevolmente gli impulsi della passione erotica (Fedra, Medea, Elena), come forte legame con la famiglia d’origine, che genera vendetta e sacrificio (Antigone, Elettra), o ancora come giogo di guerra, o più di tutto, come colpa da espiare.

Immaginate allora di trovare tutte riunite in una prigione-caverna, come in un incubo prima di essere giudicate, tutte le eroine della Tragedia Greca. Antigone, Fedra, Cassandra, Clitennestra, Elena e Medea.

Le colpe, le responsabilità, le passioni riaffiorano come in un monologo joyciano al cospetto di un uomo-prigionierio sotto mentite spoglie, che le prigioniere credono una di loro e che a sorpresa paleserà la sua vera identità.

Un intenso dibattito sui sentimenti più profondi dell’universo femminile e i suoi turbamenti.
Amore, odio, gelosia, vendetta e sullo sfondo la violenza e l’orrore della guerra.

Sette giovani attrici con storie ed etnie diverse si muovono in uno spazio scenico scarno e si esprimono nei vari linguaggi teatrali (canto, danza, mimo, percussioni). Questo è Antigone Circus.


Maria Angela Robustelli Tavassi




permalink | inviato da fernandobassoli il 2/7/2011 alle 14:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Daje co' 'ste dighe
post pubblicato in Diario, il 2 luglio 2011


“L’Eritrea sta costruendo una delle dighe più grandi al mondo che le garantirebbero una disponibilità di energia di un terzo superiore all’attuale. Lo sforzo economico prevede di compensarlo vendendo energia ai Paesi limitrofi. Se lo fanno loro, perché non lo possiamo fare noi? Invece di eolico, solare, nucleare, facciamo dighe. Siamo pieni di vallate alpine e appenniniche e corsi d’acqua. La produzione di energia idro-elettrica degli anni ’60 è stata via via abbandonata a favore di petrolio e gas. Gli invasi non più curati e gli impianti non più manutenzionati. Di certo, scorie le dighe non ne producono”.

Flavio Rossi, Torino

Da La Stampa 2 luglio

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